Facebook donazioni: alcune brevi osservazioni
18 Ott 2017

Facebook donazioni: alcune brevi osservazioni

Evviva! Facebook donazioni sbarca anche in Italia dando la possibilità di fare e ricevere donazioni attraverso il social più seguito e utilizzato.

Se per certi versi il cambiamento desta qualche perplessità tra gli addetti al lavoro, certamente è destinato a rivoluzionare in tempi brevi il mondo delle donazioni.

I non profit possono iscriversi al servizio gratuitamente: devono fornire i dati necessari per l’identificazione sia dell’associazione sia del legale rappresentante (nome, indirizzo, codice fiscale, categoria della ONP etc. etc.) oltre all’estratto del conto bancario degli ultimi tre mesi, così come ben descritto da Mattia Dell’Era nel suo blog.

La procedura sembra abbastanza semplice da eseguire e l’analisi delle richieste richiede 2-3 settimana, a cui bisogna aggiungere i tempi di attivazione di circa una settimana.

Facebook donation: trappola o opportunità?

Perché Facebook farebbe tutto ciò gratis?

In realtà il social di Zuckerberg non lavora gratis, tuttavia segue strategie oculate che forniscono ai suoi utenti vantaggi difficilmente equiparabili con altri servizi, nemmeno a pagamento.

Dal blog di Mattia, scopriamo anche i costi: a carico dell’associazione che riceve la donazione il 5% viene trattenuto da FB e al donatore viene fatta pagare una commissione del 6,9%+0,30$.

A ben vedere, non sono soldi che il social si mette in tasca tout-court, semmai sono quote necessarie a pagare la gestione del servizio e a tutelare dalle frodi: immaginate quale pubblicità negativa ne deriverebbe se si scoprisse che il suo sistema non è perfettamente sicuro e se, proprio in un campo così sensibile di rassicurazioni, ci fossero delle frodi.

Non c’è nulla da eccepire: controlli nei pagamenti, elaborazione delle transazioni, tutela dalle frodi sono servizi che costano.

Su che cosa guadagna FB?

Quello su cui veramente guadagna è il possesso dei dati da mettere a disposizione dei suoi potenziali clienti per la gestione delle sponsorizzate.

Gli utenti di FB, per come nata e percepita la piattaforma, forniscono spontaneamente una quantità di dati ineguagliabile da nessun altro sistema. Dai dati personali a quelli lavorativi, dalle preferenze agli acquisti, ogni giorno condividiamo con la nostra community quasi tutto ciò che facciamo. Eppure non ce ne accorgiamo.

Avere anche una banca dati di donatori, in grado di fornire non solo i nominativi ma anche una serie di dati sensibili da incrociare, è una ricchezza ineguagliabile.

Che FB fa fruttare molto bene: vendendovi sponsorizzate.

Allora che faccio? Non ci casco?

È proprio sulla base di questo ragionamento che qualcuno storce il naso.

Sappiamo tutti come la lead generation, soprattutto nel campo delle donazioni, costituisce un patrimonio fondamentale ed irrinunciabile.

Le banche dati sono il mezzo principe attraverso cui i non profit portano avanti le loro campagne. Come si può accettare di non possederle più ma di averle in affitto?

Un bel dilemma per un sistema che negli anni ha dato ottimi frutti e che oggi sembra insensato mettere in crisi.

Che cosa può guadagnare un’associazione con Facebook donazioni?

Proprio perché il sistema comunicativo di Facebook è un sistema unico nel suo genere, almeno in termini di community così estesa e generalista, non possono non balzare subito agli occhi le opportunità che Facebook donazioni offre ai non profit.

Vediamole nei particolari:

  1. Come d’abitudine, Facebook fornisce la possibilità di pubblicare sul proprio diario l’azione appena compiuta. Chi avrà effettuato una donazione sarà quindi visibile dai suoi amici (o da tutti, a seconda delle impostazioni della privacy). Ma ciò che più interessa è che anche l’associazione sarà visibile e assumerà credibilità. Sarà vista non solo come degna di fiducia ma anche più vicina;
  2. Un’altra funzione, simile a quella concepita per gli Eventi, permette di vedere chi già a donato e mette in evidenza gli amici che lo hanno fatto. In questo caso si fa leva sulla riprova sociale che assume ancora più valore in quanto contestualizzata in una comunità di amici;
  3. Infine la possibilità di invitare gli amici a compiere la donazioni si configura in una call-to-action molto potente perché riunisce gli stessi concetti e le stesse leve dei due punti precedenti.

Difficilmente un sistema di comunicazione totalmente esterno al social potrebbe riprodurre uno schema simile di cui però, va detto, la vera efficacia è ancora tutta la testare.

Forse il primo punto su cui i non profit che decideranno di restarne fuori dovranno lavorare è imparare da Facebook. E ancora, capire se, portando il potenziale donatore da Facebook al sito di proprietà, sia possibile utilizzare leve di persuasione altrettanto efficaci. Almeno sulla carta.

 

 

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