Prima di tutto la chiarezza: se non capisci è colpa mia
14 Mag 2018

Prima di tutto la chiarezza: se non capisci è colpa mia

IN BREVE

Uno degli errori più grandi che può fare il comunicatore è pensare che l’errore in una comunicazione dipenda dal destinatario del messaggio e non, invece, da chi comunica.

“Se non capisci è un tuo problema”

Questa riflessione è nata alcuni giorni fa proprio sulla base di una esperienza personale.

In un gruppo fb una persona si lamentava di non aver trovato un orario di apertura sul sito di un centro commerciale. Mi sono stupita perché ero certa di averlo visto, ma data la sicurezza con cui veniva posta la critica, sono andata a controllare. In effetti c’era, tuttavia non era così visibile come – erroneamente – ricordavo io.

Sulle prime, ho pensato che fosse una persona un po’ imbranata, ma poi mi sono fermata a riflettere fino a ricredermi.

Del resto quando parliamo di usabilità di un sito dobbiamo sapere che, soprattutto quando ci troviamo in un sito generalista come quello di un centro commerciale, le informazioni utili devono essere ben visibili a tutti, anche a chi non è molto avvezzo al mezzo.

Se la comunicazione è l’arte di trasmettere un messaggio,ogni intoppo tale da bloccare il flusso di informazioni è responsabilità di chi comunica non certo di chi dovrebbe ricevere la comunicazione.

Ecco perché se dovessi valutare ora l’usabilità di quel sito darei un giudizio molto inferiore di quello che avrei dato fino a qualche giorno prima.

Ma questo concetto non vale solo per l’usabilità ma per ogni aspetto della comunicazione in genere.

“Rivolgetevi sempre al livello più basso del vostro target”

Non sono parole mie, sono le parole di Valentina Falcinelli, che in una delle sue lezioni in Copy42PRO ci racconta proprio come più il pubblico è eterogeneo più sia necessario essere comprensibili da tutti.

Tralasciare questo aspetto è un errore molto più frequente di quanto si possa pensare. A mio parere, figlio di una mentalità un po’ snob che tende a non voler scendere di livello: quasi come se rivolgersi a tutti fosse sintomo di bassa qualità della comunicazione.

La qualità della comunicazione non si misura in base alla ricercatezza del lessico né al tasso di difficoltà dei discorso. Semmai in base alla capacità di trasmettere un contenuto di valore a tutti i suoi destinatari.

Penso, per esempio, alle pubbliche amministrazioni. A quanto sarebbe importante che tutti (anche le fasce più deboli della società) capissero senza necessità di intermediari.

Immaginate un insegnante di fisica che entrasse in classe e si rivolgesse ai suoi studenti con lo stesso linguaggio che utilizzerebbe in una conferenza scientifica. Sarebbe forse un grande studioso, ma un pessimo insegnante.

Lo stesso vale per noi quando dobbiamo raccontare la nostra identità e trasformarla in messaggio: noi abbiamo tutte le informazioni, ma dobbiamo farle arrivare a chi non le ha.

Ecco perché il mantra di Luisa Carrada “Chiaro, umano, utile” dovrebbe essere il punto di partenza per affrontare qualsiasi progetto comunicativo. Anche il nostro. Anche il vostro.

 

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