7 dicembre: Rwanda, la storia di fiducia di Marco Cortesi
07 Dic 2017

7 dicembre: Rwanda, la storia di fiducia di Marco Cortesi

“Tornate a casa e raccontate quello che avete visto. Perché cose del genere non succedano mai più”

 

Medina – Sopravvissuta

Marco, giovane volontario in Ex-Jugoslavia con la passione del teatro, registrò queste parole e divennero la sua missione.

Io l’ho conosciuto dodici anni fa, o giù di lì.

Allora era un ragazzo, ma mi colpì subito il taglio professionale della sua voce unito a una cordialità semplice di chi è bravo ma non si monterà mai la testa.

L’avevo scovato online in tempi in cui i social nemmeno erano prevedibili.

Cercavo artisti per popolare le serate del mio circolo culturale. Dovevo mettere assieme qualità, unicità e un budget ridotto. Se poi c’era assieme un messaggio etico non mi tiravo certo indietro.

Marco portava in giro per i teatri italiani lo spettacolo Le donne di Pola. Erano gli anni del boom di Vajont di Marco Paolini e del teatro di denuncia: per questo mi colpì subito.

Non fu difficile trovare un accordo: era chiaro che Marco non si fermava davanti difficoltà materiali. La sua passione non solo travalicava ma travolgeva i limiti contingenti.

Raccontare. Raccontare. Raccontare. L’unico obiettivo. Perché cose del genere non accadessero mai più.

Venne da noi nel mese di marzo. Una sala gremita lo accolse in silenzio. Salì sul palco e con il solo ausilio della voce ci portò in Ex-Jugoslavia. Vidi la gente toccata: commuoversi, soffrire.

Da allora ho continuato a seguirlo via web. E lui negli anni ha unito il suo talento a quello di Mara Moschini confluendo in Teatro Civile, e oggi nell’Associazione di promozione culturale Moka.

Gli spettacoli si sono moltiplicati. A teatro, dopo le Donne di Pola, sono approdati La scelta, Rwanda, Il muro. Temi scomodi, di quelli che la cultura di massa tiene distanti. Troppo attuali, politici, fastidiosi.

Come film: L’esecutore e La scelta. Presto arriverà Rwanda.

Rwanda: il film

Quando ho saputo che Marco aveva organizzato una campagna di crowdfunding per sostenere le riprese di Rwanda, non c’ho pensato due volte. Volevo essere parte del progetto. Quella frase mi era entrata in testa e non riuscirò mai più a toglierla.

…perché non succedano mai più. MAI PIÙ.

Una campagna di crowdfunding è una scelta coraggiosa. Soprattutto per chi non è più alle prime armi, ma con un nome ormai affermato da difendere. Non tanto per il proprio ego, quanto per la riuscita stessa di un progetto con una finalità così nobile: non far dimenticare.

Il goal da raggiungere, altrettanto rischioso. Venticinquemila euro. Di questi tempi ci compreresti un’appartamento in periferia, per dire.

Ne sono arrivati trentaduemila. Alla faccia di chi dice che è un argomento di nicchia, fuori mercato.

Io penso che non sia stato un successo economico. Per nulla. Credo che sia stato un successo di partecipazione. Perché, come me, tante persone hanno voluto essere parte. Contribuire con un mattoncino, per quanto piccolo, alla costruzione di un progetto di fiducia.

Ora aspettiamo solo di vederlo, il film. E di continuare a non dimenticare.

Il sito di Marco Cortesi | La pagina FB

Foto di Riccardo Caselli ©

 

 

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