5 dicembre: la storia di fiducia dell’associazione A Vaštéra
05 Dic 2017

5 dicembre: la storia di fiducia dell’associazione A Vaštéra

Suonano le campane a festa a Piaggia, il mio paese in montagna, mentre in casa fervono gli ultimi preparativi. Indosso un abito strano, dal tessuto poco confortevole eppure mamma dice che sono carina. Sarà. La gonna è a rigoni, il corpetto nero, per lo più stretto, deve chiudermelo lei e poi il grembiule, la fascia di velluto nero in testa, lo scialle colorato sulle spalle e le polacchine alte ben nascoste sotto l’abito.

«Sei pronta.»

Esco di casa convinta che mi prenderanno tutti in giro, vestita così sembro un quadro di un’altra epoca. Mano a mano che mi avvicino alla chiesa del paese noto la moltitudine di gente che la riempie. Gli sguardi si fanno curiosi fino a diventare invadenti. Persone sconosciute di ogni età si complimentano in una lingua che capisco a malapena. Usano termini dialettali un po’ complicati, misti al francese. Tutti insieme si mischiano nelle domande. Chi sono io? Di chi è il mio abito?

Mia madre mi ha raccontato che si tratta di un abito molto elegante, da sposa. Appartiene a una donna scomparsa un centinaio di anni prima, maritata proprio lì, in quella chiesa, con grande onore. Tramandato in un cassettone insieme agli abiti da lavoro, strofinacci di vecchio lino e coperte di stamegna.

Sono accerchiata da chi mi sfiora come fossi un fiore, mi osserva con ammirazione fino a che si avvicina un signore distinto, dalla folta capigliatura bianca. Il suo sorriso rincuorante non lo dimenticherò mai, come la vicenda che mi rivela.

Tu indossi la storia, piccola. Mi hai appena fatto fare un salto nel tempo: alla fine della seconda guerra mondiale.

«Era il 1947, c’era appena stato il Trattato di Pace. Al di qua del monte Saccarello, dall’alto dei suoi 2200 metri i paesi alle sue pendici notano cambiare il vento. Si respira aria di pace e di mutamenti. Non si va più a piedi per giorni lungo l’Alta via, per chiedere documenti a La Brigue, ma si scende semplicemente sulla strada principale perché Piaggia è diventata la nuova sede del comune. Al di là del monte restano invece La Brigue e Morignole da quell’istante per sempre Francia. Insieme a Verdeggia e Realdo, Upega, Piaggia, Carnino e Viozene, continua l’amicizia dei paesi uniti ancora nell’animo anche se non più sulla carta.

Per anni però è complicato mantenere i contatti, ed è per questo che nasciamo noi, nel 1984: l’associazione culturale A Vaštéra. Pochi uomini, nostalgici e fiduciosi di poter dare lustro alle origini mai dimenticate, orgogliosi e intenzionati a lasciare traccia di una popolazione con un forte carattere. Una volta all’anno, in un giro itinerante che tocca ogni paese ci spostiamo a festeggiare le tradizioni con balli e canti, ritrovando vecchi amici, riassaporando antichi cibi e rafforzando il sodalizio, ogni prima domenica di settembre.

Sai che la rivista ha ottenuto molta attenzione e siamo stati riconosciuti dalla Legge 482/99 come minoranza linguistica storica, così il nostro brigasco è salvo, da tramandare ai posteri come te.»

Si affianca mio padre che stringe la mano all’uomo. Sono amici, fanno parte della stessa associazione, in loro scorre sangue orgoglioso di essere parte di un passato che sapremo custodire. Mi guardo intorno e altri ragazzi sono vestiti con abiti antichi, sono pastorelli, contadini. Mi unisco a loro nel piccolo corteo a cui diamo vita, felice di essere parte di un momento importante che mai scorderò. Neppure oggi che gli anni si sommano e quella ragazzina resta solo più un ricordo.

Ora anch’io faccio parte dell’Associazione A Vaštéra

L’associazione A Vaštéra, di cui da quel giorno faccio parte anche io apportando il mio contributo nella rivista cartacea e durante gli incontri annuali, nel tempo si è impegnata a rinvigorire lo spirito occitano. Ha lavorato per sensibilizzare le istituzioni collocate sul piano geografico e geopolitico; con la formazione di gruppi di volontari territoriali per la manutenzione di sentieri in tutta l’area culturale; verso la salvaguardia e il recupero di terreni agricoli (orti in affitto) e pratiche di allevamento; per il rafforzamento delle comunicazioni con percorsi storici-naturalisti, escursioni, scambi giovanili, e delle attività culturali, con conferenze, pubblicazioni, esposizioni, creazione musei per una conoscenza sempre più condivisa del territorio e della tradizione brigasca. Sempre più convinti che nulla vada dimenticato, ma anzi sia patrimonio prezioso da conoscere e proteggere.

E in perfetto brigasco Arveiru!

 

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